La città più economica di Italia è in Sicilia: con 500 euro campate da re e regine qui
Vivere in questa città siciliana conviene per molti motivi: un territorio poco esposto ai settori più inflazionati
Trapani conquista un primato inatteso ma significativo: è la seconda città più economica d’Italia secondo l’ultima rilevazione dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati Istat di ottobre 2025. In un periodo in cui molte famiglie italiane fanno i conti con rincari diffusi, dalla spesa alle bollette, la provincia trapanese mostra un’inflazione quasi ferma, pari allo 0,2%. Un valore che si traduce in un incremento minimo del costo della vita, appena 46 euro in un anno per una famiglia media. Un dato che sorprende, ma che merita di essere interpretato con attenzione.
Nella graduatoria delle 78 città italiane osservate, Trapani occupa il penultimo posto per inflazione. Solo Campobasso registra un incremento dei prezzi più basso. Mentre realtà come Siena o Bolzano devono fare i conti con aumenti che superano i seicento euro annui, Trapani mantiene un quadro stabile. Questo la rende, di fatto, un territorio a basso impatto inflattivo. La distanza con le grandi città del Centro-Nord è evidente e riflette dinamiche economiche molto diverse.
L’inflazione bassa non è sempre sinonimo di benessere. Nel caso di Trapani, uno dei fattori principali è la debolezza della domanda interna. I redditi medi tra i più bassi del Paese limitano la capacità di spesa delle famiglie, e un mercato che non si muove non spinge i prezzi verso l’alto. È un fenomeno tipico delle zone economicamente fragili, dove l’incremento della ricchezza è contenuto e i consumi restano stabili o addirittura calano.
Un’altra ragione che contribuisce al basso tasso inflattivo è la struttura dei consumi. Trapani non è un’area dove il costo degli affitti, dei trasporti urbani o dei servizi avanzati incida quanto in altre città italiane. Qui il carrello della spesa rimane la voce principale di consumo e, nel 2025, proprio i beni alimentari hanno registrato un raffreddamento dei prezzi. L’effetto combinato è un indice generale molto contenuto.
Prezzi già bassi e aumenti che pesano meno
La provincia trapanese parte da una base di prezzi generalmente più bassa rispetto alla media nazionale. Ciò significa che anche un aumento percentuale, seppur minimo, si traduce in un impatto economico molto ridotto. È una dinamica matematica prima ancora che sociale. Questo però non indica necessariamente una maggiore ricchezza dei cittadini, ma semplicemente un costo della vita strutturalmente più leggero.
Il dato di Trapani si inserisce in un quadro regionale coerente. La Sicilia è la seconda regione meno costosa d’Italia, subito dopo il Molise. Con un’inflazione dello 0,7%, il rincaro annuo per famiglia è di 157 euro, ben al di sotto della media nazionale. Anche altre città siciliane si collocano nelle ultime posizioni della classifica, confermando una tendenza diffusa di stabilità dei prezzi.
Trapani – fonte social – Sicilianews24.it
Le ricadute per le famiglie trapanesi
Per le famiglie del territorio, i numeri parlano chiaro: 46 euro l’anno equivalgono a meno di quattro euro al mese. È una cifra che pesa poco sui bilanci domestici e consente di assorbire meglio eventuali piccoli rincari. Allo stesso tempo, però, l’inflazione contenuta riflette un’economia che si muove lentamente, con salari che crescono poco, consumi fermi e un mercato del lavoro ancora fragile. Il risparmio, in questo caso, non deriva da una maggiore ricchezza, ma da un contesto che evolve a rilento.
Il quadro nazionale mette in luce una spaccatura crescente. Al Nord-Est il costo della vita corre, mentre il Sud appare sospeso in una condizione di immobilità economica che tiene bassi i prezzi. Il Centro Italia si colloca in una posizione intermedia, con la Toscana a fare da traino. In questo scenario, Trapani rappresenta un territorio dove vivere costa poco, ma dove la sfida principale resta quella di far crescere l’economia, affinché un dato positivo non continui a nascondere un problema strutturale.
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