
Lampedusa, nuovi sbarchi: 132 migranti intercettati in mare
Sono 132 i migranti approdati nelle ultime ore a Lampedusa, dopo essere stati intercettati nel Mediterraneo da motovedette di Frontex, Capitaneria di porto e Guardia di finanza. Le imbarcazioni, partite dalle coste libiche di Gasr Garabulli e Abu Kammash, trasportavano rispettivamente 55 persone su un gommone di 8 metri e 77 su un barcone di 12 metri.
Dopo i controlli sanitari e le procedure di identificazione, i migranti sono stati condotti all’hotspot di contrada Imbriacola, dove già all’alba si trovavano 267 ospiti. Parallelamente sono proseguiti i trasferimenti, disposti dalla Prefettura di Agrigento: 135 persone sono state imbarcate sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle.
La posizione degli egiziani
Tra i migranti giunti sull’isola figurano 22 cittadini egiziani. Diciotto di loro hanno dichiarato di essere partiti alla ricerca di lavoro e di una nuova vita, motivazioni di natura economica che non rientrano tra quelle previste dalla Convenzione di Ginevra. Per questo motivo sono stati avviati alla cosiddetta «procedura accelerata di frontiera».
I nominativi sono stati segnalati dall’ufficio Immigrazione della Questura di Agrigento alla commissione territoriale competente, che ha già ascoltato 13 richiedenti e si appresta a convocare i restanti cinque. I migranti, in attesa delle decisioni ufficiali, sono stati trasferiti nel Cas Villa Sikania di Siculiana.
Come funziona la procedura accelerata
La «procedura accelerata di frontiera» prevede che i migranti individuati come privi di motivazioni riconducibili alla Convenzione di Ginevra vengano ascoltati dalla commissione territoriale entro 7 giorni dalla domanda di protezione. La decisione collegiale deve essere assunta nei 2 giorni successivi, quindi entro un totale di 9 giorni.
Sono esclusi da questa procedura coloro che provengono da Paesi in guerra come Somalia, Burkina Faso, Mali e Afghanistan. Se la commissione respinge la richiesta, viene disposto l’immediato rimpatrio, salvo sospensione del provvedimento da parte del tribunale in caso di ricorso.
Una modifica normativa, entrata in vigore a maggio, ha eliminato il passaggio davanti al giudice: oggi la valutazione spetta esclusivamente alla commissione territoriale. In caso di diniego, il provvedimento di espulsione è considerato legittimo per «manifesta infondatezza».
Il futuro dei migranti egiziani dipenderà dalle decisioni della commissione territoriale di Agrigento, che dovrà valutare le istanze di protezione internazionale in tempi rapidissimi. La polizia, nel frattempo, seleziona i migranti con passaporto valido per un rimpatrio immediato, senza necessità di accordi con i consolati.
In caso di fuga e successivo rintraccio, chi è colpito da provvedimento di respingimento potrà essere trattenuto in un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr), in attesa dell’esecuzione del rimpatrio forzato.
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