Claudio Domino, 40 anni dopo Palermo ricorda il bambino ucciso dalla mafia

È stato ricordato nella via che porta il suo nome a Palermo, a 40 anni da quella tragica sera in cui un sicario lo uccise sparandogli un colpo di pistola in mezzo agli occhi. Claudio Domino aveva appena 11 anni quando fu assassinato, un delitto che ancora oggi resta senza una spiegazione e per il quale non sono stati individuati i responsabili.
Come ogni anno, i genitori di Claudio, Antonio e Graziella, hanno organizzato un momento di memoria per ricordare il figlio. Alla cerimonia hanno partecipato anche numerosi studenti degli istituti Ignazio Florio di San Lorenzo, Alessandra Siragusa, Casteldaccia e Giovanni Falcone.
Nel luogo in cui Claudio venne ucciso, sotto la stele commemorativa, sono stati deposti fiori e corone d’alloro. Un gesto che ha rinnovato il ricordo di una vicenda che, a quattro decenni di distanza, continua a interrogare Palermo e le sue istituzioni.
Il dolore dei genitori e il messaggio ai giovani
“Nostro figlio è stato ucciso con un colpo di pistola agli occhi, come se fosse un boss – dicono Antonio e Graziella Domino – è doloroso pensare a questo, ma ci conforta vedere tanti ragazzi che lo ricordano, perché lui non deve essere solo il passato ma il futuro. Diciamo loro: abbiate ancora fiducia nelle istituzioni, nonostante noi ancora oggi non abbiamo avuto risposte sull’omicidio di nostro figlio, ma voi continuate ad averne. Claudio diceva sempre: viva la vita e noi lo ribadiamo“.
Un messaggio rivolto soprattutto agli studenti presenti alla commemorazione, chiamati a custodire la memoria di Claudio e a trasformarla in un impegno per il futuro. La storia del bambino ucciso a 11 anni è diventata negli anni uno dei simboli delle vittime innocenti della violenza che ha segnato Palermo.
“Una delle ragioni per cui Palermo ha capito quanto la mafia fosse rappresentata dai più terribili nemici della Sicilia è stata la vicenda di Claudio Domino – ha detto Antonio Balsamo, presidente della Corte d’appello di Palermo – io spero sempre che si riesca ad arrivare ad una certezza, non soltanto processuale ma anche storica, anche su tante vicende drammatiche che hanno insanguinato la nostra città“.
“La verità prima o poi arriverà”
A quarant’anni dall’omicidio, resta dunque aperta la questione delle ragioni che portarono all’assassinio di Claudio e dell’identità di chi sparò quella sera. Un vuoto di verità che i genitori continuano a denunciare e che è stato richiamato anche nel corso della cerimonia.
“Dopo tutti questi anni non sappiamo perché lui sia stato ucciso – ha tenuto a sottolineare Antonello Cracolici, presidente dell’Antimafia regionale – ma la verità prima o poi arriverà ed è questo l’augurio che voglio fare ai genitori di Claudio. Quarant’anni fa le indagini non erano supportate dagli elementi tecnologici di cui oggi disponiamo, con i quali grazie ai nuovi sistemi si è in grado di individuare molto più facilmente i responsabili“.
Alla cerimonia commemorativa erano presenti, oltre ai familiari di Domino, Antonio e Graziella, il vicesindaco di Palermo Brigida Alaimo, l’assessore comunale alla Cultura Antonio Rini, il presidente dell’Antimafia regionale Antonello Cracolici e Antonio Balsamo, presidente della Corte d’appello di Palermo.
Il ricordo di Claudio Domino continua così a vivere anche attraverso le nuove generazioni. Gli studenti presenti hanno partecipato a una giornata dedicata alla memoria di un bambino la cui morte, dopo quattro decenni, rimane ancora priva di una verità definitiva.
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